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Tecniche abortive

 

L'aborto non è una procedura benigna. È la distruzione violenta ed artificiale di un essere umano vivente. Di seguito potete trovare le informazioni relative ai vari metodi impiegati "per terminare una gravidanza".

 

ESTRAZIONE MESTRUALE

Si tratta di un aborto per aspirazione molto precoce, spesso fatto prima che la prova di gravidanza possa risultare positiva.

 

ASPIRAZIONE

L'aborto per aspirazione è oggi la procedura più comunemente praticata. Circa il 90% di tutti gli aborti accadono nel primo trimestre e questo metodo riguarda la stragrande maggioranza degli aborti che si operano nel primo trimestre di vita. Prima che la procedura inizi, la cervice della donna deve essere immobilizzata e dilatata manualmente con serie di opportuni ferri chirurgici in modo da permettere l'inserimento, nell'utero, di un tubo vuoto di plastica con all'estremità una lama tagliente. Questo tubo è collegato ad una macchina di aspirazione che è in grado di separatarare l'embrione o i minuscoli feti (uccidendo lui o lei nel processo). I resti vengono aspirati fuori dalla madre e depositati in un barattolo di raccolta. Prima di ciò la placenta deve essere asportata dalla parete interna dell'utero della donna, anche la placenta può essere aspirata in una bottiglia di raccolta. Gli aborti per aspirazione non sono effettuati generalmente prima della settima o dopo la quindicesima settimana.

 

DILATAZIONE E TAGLIO CON CURETTE AFFILATO

In un aborto per Dilatazione e taglio, un curette affilato è usato per smembrare e rimuovere l'embrione o i feti dall'utero della madre ( invece della cannula usata nella summenzionata procedura ). Il curette è inserito direttamente nell'utero della madre e utilizzato per raschiare, prima il neonato e quindi la placenta fuori dall'utero e attraverso la cervice. La perdita di sangue è generalmente abbondante. Questo metodo di dilatazione e taglio con curette, può essere utilizzato anche in circostanze non necessariamente legate all'aborto, come ad esempio per trattare anomale perdite uterine, dismenorrea, ecc.

 

DILATAZIONE ED ESPULSIONE

La dilatazione ed espulsione è una procedura di aborto che si attua nel secondo trimestre. Affinchè la procedura avvenga, la cervice della donna deve in primo luogo essere dilatata, solitamente si utilizza un alga, la laminaria, per un periodo di due o tre giorni prima dell'aborto. Le stecche di laminaria, sono ottenute da alghe marine (le Laminaria) sterilizzate ed opportunamente appiattite, così da poter essere inserite nella cervice della donna. Qui, cominciano ad espandersi per assorbimento dell'umidità, con conseguente ingrandimento della cervice. Quando la donne ritorna in clinica per abortire, vengono inseriti i forcipi nell'utero, attraverso la cervice ingrandita. L'abortista allora utilizza il forcipe per smembrare il feto afferrando un piedino o un braccio e torcendolo fino a che non si strappi e non possa essere estratto dell'utero. Continuerà questa macabra esecuzione fino a che non rimanga soltanto la testa. Infine il cranio è schiacciato ed estratto. Le parti del corpo devono essere riunite per accertarsi che l'intero bambino sia stato rimosso.

 

DILATAZIONE ED ESTRAZIONE

La dilatazione ed estrazione (spesso denominata parto paziale) è una tecnica usata durante il secondo o terzo trimestre di vita e solitamente è effettuata su un bambino già ben formato. I forcipi, infilati nel canale cervicale, sono utilizzati per posizionare il feto con i piedi in direzione di uscita e la faccia in giù, in modo da poterlo asportare. Il corpo del bambino viene tirato nel canale di nascita, ma la testa (troppo grande per passare attraverso la cervice) è lasciata all'interno. Le braccine ed i piedini esposti (e probabilmente flagellati) si muovono, ed il piccolo feto viene orribilmente terminato dall'abortista che inserisce delle forbici chirurgiche smussate nella base del cranio fetale e allarga le punte per dilatare la ferita. Un aspiratore è inserito nel cranio ed il cervello è succhiato fuori. Il cranio, privo del cervello, si assottiglia fino a che la testa del bambino non possa passare attraverso la cervice.

 

ISTEROTOMIA

Questo metodo è usato solitamente in gravidanze avanzate ed è paragonato ad una taglio caesareo anticipato. L'addome e l'utero della madre vengono aperti chirurgicamente ed il bambino è fatto uscire. Purtroppo, molti di questi bambini, una volta rimossi dal grembo materno, sono ancora vivi. Si è saputo che per uccidere i bambini, alcuni abortisti erano soliti immergerli in secchi d'acqua oppure li soffocavano nella placenta. Altri ancora tagliavano il cordone mentre il bambino si trovava ancora all'interno dell'utero così da privarlo del necessario ossigeno.

 

ABORTO DA INIEZIONE SALINA

Gli aborti da dilatazione ed estrazione hanno in gran parte sostituito questa pratica abortiva. Il rischio estremo per la madre, ha di fatto diminuito drasticamente il ricorso a tale pratica in passato assai ricorrente. Negli aborti da iniezione salina, fatti dopo la sedicesima settimana, un grande ago viene inserito tramite la parete addominale della donna e nel sacco amniotico del bambino. Una soluzione salina concentrata è iniettata nel liquido amniotico con conseguente ipernatremia acuta o avvelenamento acuto da sale. Il bambino che respira e deglutisce la soluzione solitamente muore in un paio di ore. La disidratazione, l'emorragia del cervello, i gravi danni ali organi e la pelle bruciata inoltre sono fattori che contribuiscono ad   accelerare la morte dei feti. Generalmente la madre il giorno successivo all'iniezione consegna agli abortisti il proprio neonato morto.

 

ABORTO DA PROSTRAGLANDINE

L'ormone iniettato o assunto tramite supposte, produce un violenta reazione. Se il bambino è abbastanza cresciuto può sopravvivere al trauma, e continuare a vivere, ma è solitamente troppo piccolo per sopravvivere.

 

ABORTO MEDICO (RU486)

Recentemente, le tecniche di aborto non-chirurgiche stanno incredibilmente aumentato di frequenza. Gli aborti medici sono una procedura in due tappe che richiede generalmente tre viaggi e l'efficacia abortiva è garantita solo sugli embrioni formati nelle prime sei o sette settimane di gravidanza. I pazienti che fumano, hanno asma, alta pressione sanguigna o sono obesi non possono assumere i medicinali necessari per un aborto medico. Quelli che tuttavia hanno tutte le carte in regola, cominciano il processo prendendo la prima pillola (RU-486 o mifepristone) per inibire l'ormone (progesterone) responsabile della produzione del rivestimento nutriente dell'utero durante la gravidanza. Una volta che l'utero si compromette, l'embrione muore di fame. Due giorni dopo l'assunzione della prima pillola, la donna assume una dose di misoprostol affinchè possano partire le contrazioni uterine. La maggior parte delle donne espellerà l'embrione morto entro quattro ore dall'assunzione del secondo farmaco. La chiamata finale (la terza) deve avvenire due settimane dopo, per accertarsi che l'aborto sia effettivamente avenuto. Se l'embrione non è stato abortito, cosa che accade nel 5-10% dei casi, allora sarà richiesto un aborto chirurgico.

 

LA CONTRACCEZIONE ABORTIVA

di Abbé Arnaud Selegny

È il titolo dato da un medico ginecologo, cattolico, ad un rapporto sugli effetti della "pillola", rapporto capitale e che interessa il moralista, il prete ed il confessore tanto quanto il medico.
Abitualmente si insegna da parte dei medici che la "pillola" ha un effetto contraccettivo stretto, cioè che essa impedisce puramente e semplicemente la fecondazione.
Certo, si tratta già di un peccato molto grave e che riceve l'epiteto di "contro-natura", ma occorre dire di piú: la "pillola" possiede in piú una azione abortiva.
Non si tratta di una ipotesi ma di una certezza scientifica.
Non che essa provochi questa azione in maniera sistematica: l'effetto principale, centrale per parlare da medico, è proprio l'effetto contraccettivo, cioè l'inibizione della ovulazione e quindi della fecondazione.
Ma nei casi in cui, per varie ragioni, una fecondazione avesse comunque luogo il contraccettivo produce altri effetti, secondari o periferici, che concorrono in modi diversi ad un aborto: sia rallentando l'arrivo dell'ovulo fecondato, cioè del bambino, nel luogo dove si impianterà (ed esso allora ne sarà incapace a causa del suo invecchiamento), sia per la diminuzione degli elementi nutritivi necessari alla sua sopravvivenza, sia, infine, impedendo il suo impianto nell'utero, impianto che viene detto nidificazione.
Cosí la "pillola", tutte le "pillole" attualmente in vendita sul mercato, e soprattutto le piú recenti, hanno un effetto anti-annidamento chiamato pudicamente "antigestativo" ma il cui nome in linguaggio profano è semplicemente: aborto.
Con che frequenza hanno luogo questi aborti?
Si sa che la "pillola" ha un tasso di insuccesso che varia tra lo 0,2% e il 6% a seconda delle regioni, delle utilizzatrici, ....
È altrettanto provato, inoltre, che tra il 7% e il 10% dei casi, al momento dell'uso di questa medesima "pillola", una fecondazione è possibile (perché l'effetto inibitore dell'ovulazione non ha avuto successo), ma non obbligatoria ovviamente. Il che equivale a dire che si ha aborto in misura variabile fra l'1% e il 10% dei casi. Il che, ancora, equivale a una frequenza che può raggiungere uno o due aborti all'anno.
Come per l'intrauterino, non è possibile affermare che l'aborto si produce in questo o quel momento, anche se è moralmente certo che se ne producono uno all'anno o piú, e quindi non è lecito applicare la sentenza di scomunica prevista per l'aborto.
Tuttavia questa "rivelazione" scientifica è un argomento importante e supplementare per combattere la contraccezione chimica.
È necessario che le donne siano informate che il ricorso a questi mezzi aggiunge al peccato contro-natura il peccato di omicidio.
Occorre notare con quanta cura questo effetto (recensito da circa il 1984 nelle pubblicazioni scientifiche ma già noto fin dal 1967) sia stato accuratamente nascosto nel pubblico dibattito.
I promotori della contraccezione ben sapevano che una comunicazione prematura e diffusa di questa informazione avrebbe inpedito a molte donne l'uso della "pillola".
Il fatto che la "pillola" sia stata introdotta come mezzo sedicente non abortivo ha permesso alla nostra società moderna di abituarsi alla sua utilizzazione, come per l'intrauterino.
La presa di conoscenza attuale della sua azione abortiva precoce, presa di conoscenza ritardata e successiva, praticamente non impressiona piú i nostri contemporanei, poiché la potenza delle abitudini domina sulla conoscenza ottenuta successivamente. D'altra parte ci si abitua sempre di piú alla nozione di assassinio, e ciò lo si vede bene per l'aborto e l'eutanasia attiva, tanto piú quanto piú vengono sempre messe avanti delle ragioni umanitarie.
Resta infine da considerare la posizione del prete nel confessionale.
Mi sembra che quanto detto sopra permetta di considerare l'uso della "pillola" alla stregua di quello dell'intrauterino, poiché si arriva regolarmente ai medesimi risultati, anche se non c'è parità completa. Il che ovviamente aumenta la gravità del peccato commesso: quello delle donne, quello dei medici, quello dei vescovi francesi e dei preti da loro formati ad accettare la contraccezione.

(Si confronti la nota pastorale dei vescovi francesi sulla enciclica Humanæ Vitæ che dichiara: "La contraccezione non può mai essere un bene. Essa è sempre un disordine, ma questo disordine non è sempre colpevole ...").

In occasione di questa comunicazione mi sia permesso ricordare l'esistenza della Associazione Cattolica degli Infermieri e dei Medici (ACIM) che pubblica un bollettino trimestrale: Cahiers Saint-Raphael, in cui sono affrontati vari argomenti che riguardano la morale medica. (Association Catholique des Infermieres et Medecins, 3, rue Antoine Coypet, F-78000 Versailles, France; tel 0033-1-30.21.20.21 e 0033-1- 45.20.38.22 ).
Questo bollettino pubblicherà prossimamente un riassunto di questo rapporto, cosí come dei consigli spirituali per i membri delle professioni del campo sanitario.
L'ACIM ha per scopo l'unione degli appartenenti a queste medesime professioni per aiutarli a formarsi a condurre una vita cristiana profonda nell'ottica della loro professione; essa cerca anche di difendere la morale implicata nel campo medico.
Per questo motivo essa si rivolge anche alle famiglie, agli insegnanti ed educatori e anche ai singoli individui, perché tutti siamo toccati da questi problemi e dalle risposte da darvi. Attualmente stiamo cercando di aumentare la nostra diffusione, ma anche di costituire delle liste di medici sicuri dal punto di vista morale al fine di poter informare quelli che ce ne fanno richiesta.
Per tutto ciò abbiamo bisogno del vostro sostegno, e ve ne ringraziamo in anticipo.

 

COMUNICATO SULLA COSIDDETTA
"PILLOLA DEL GIORNO DOPO"

della Pontificia Accademia per la vita

Come è noto, da pochi giorni, nelle farmacie italiane è in vendita la c.d. pillola del giorno dopo, un ben conosciuto ritrovato chimico (di tipo ormonale) che di frequente - anche in questi ultimi giorni - è stato presentato da molti addetti ai lavori e da numerosi media come un semplice contraccettivo, o più precisamente come un "contraccettivo d'emergenza", a cui si potrebbe far ricorso entro breve tempo dopo un rapporto sessuale ritenuto presumibilmente fecondante, qualora si volesse impedire la prosecuzione di una gravidanza indesiderata. Alle inevitabili reazioni polemiche di chi ha manifestato seri dubbi sul meccanismo d'azione di tale ritrovato, che non sarebbe semplicemente "contraccettivo" bensì "abortivo", è stato risposto - in maniera del tutto sbrigativa - che una simile preoccupazione appare infondata in quanto la pillola del giorno dopo ha un'azione "antinidatoria", suggerendo così implicitamente una netta separazione tra aborto e intercezione (impedire che avvenga l'impianto dell'ovulo fecondato, cioè dell'embrione, nella parete uterina).

Considerato che l'uso di tali ritrovati tocca beni e valori umani fondamentali, fino ad interessare la stessa vita umana nel suo sorgere, questa Pontificia Accademia per la Vita sente il pressante dovere e la convinta esigenza di offrire alcune precisazioni e considerazioni sull'argomento, ribadendo per altro posizioni etiche già note, suffragate da precisi dati scientifici, e consolidate nella dottrina cattolica.

* * *

1. La pillola del giorno dopo è un preparato a base di ormoni (essa può contenere estrogeni, estroprogestinici, oppure solo progestinici) che, assunta entro e non oltre le 72 ore dopo un rapporto sessuale presumibilmente fecondante, esplica un meccanismo prevalentemente di tipo "antinidatorio", cioè impedisce che l'eventuale ovulo fecondato (che è un embrione umano), ormai giunto nel suo sviluppo allo stadio di blastocisti (5°-6° giorno dalla fecondazione), si impianti nella parete uterina, mediante un meccanismo di alterazione della parete stessa.

Il risultato finale sarà quindi l'espulsione e la perdita di questo embrione.

Soltanto qualora l'assunzione di tale pillola dovesse precedere di qualche giorno l'evento dell'ovulazione, essa potrebbe talvolta agire con un meccanismo di blocco di quest'ultima (in questo caso, si tratterebbe di un'azione tipicamente "contraccettiva").

Tuttavia, la donna che ricorre a questo tipo di pillola, lo fa nel timore di poter essere in periodo fecondo e perciò con l'intenzione di provocare l'espulsione dell'eventuale neoconcepito; oltretutto, sarebbe utopico pensare che una donna, trovandosi nelle condizioni di voler ricorrere ad una contraccezione d'emergenza, abbia la possibilità di conoscere con esattezza e tempestività la sua attuale condizione di fertilità.

2. Decidere di utilizzare la dizione "ovulo fecondato" per indicare le primissime fasi dello sviluppo embrionale, non può portare in alcun modo a creare artificialmente una discriminazione di valore tra momenti diversi dello sviluppo di un medesimo individuo umano. In altre parole, se può essere utile, per motivi di descrizione scientifica, distinguere con termini convenzionali (ovulo fecondato, embrione, feto, etc.) differenti momenti di un unico processo di crescita, non può mai essere lecito decidere arbitrariamente che l'individuo umano abbia maggiore o minor valore (con conseguente fluttuazione del dovere alla sua tutela) a seconda dello stadio di sviluppo in cui si trova.

3. Pertanto, risulta chiaramente che l'acclarata azione "antinidatoria" della pillola del giorno dopo, in realtà, nient'altro è se non un aborto realizzato con mezzi chimici. Non è coerente intellettualmente, né giustificabile scientificamente, affermare che non si tratti della stessa cosa.

Del resto, appare abbastanza chiaro che l'intenzione di chi chiede o propone l'uso di detta pillola è finalizzata direttamente all'interruzione di una eventuale gravidanza in atto, esattamente come nel caso dell'aborto. La gravidanza, infatti, comincia dalla fecondazione e non già dall'impianto della blastocisti nella parete uterina, come invece si tenta di suggerire implicitamente.

4. Ne consegue che, da un punto di vista etico, la stessa illiceità assoluta di procedere a pratiche abortive sussiste anche per la diffusione, la prescrizione e l'assunzione della pillola del giorno dopo. Ne sono moralmente responsabili anche tutti coloro che, condividendone l'intenzione o meno, cooperassero direttamente con una tale procedura.

5. Un'ulteriore considerazione va fatta a proposito dell'uso della pillola del giorno dopo in rapporto all'applicazione della legge 194/78 che, in Italia, regola le condizioni e le procedure per l'interruzione volontaria di gravidanza.

Definire il ritrovato in questione un "antinidatorio" anziché, con una terminologia più trasparente, un "abortivo", permette infatti di sfuggire tutte le procedure obbligatorie che la 194 prevede per poter accedere all'interruzione di gravidanza (colloquio previo, accertamento di gravidanza, determinazione dell'epoca di sviluppo, periodo di ripensamento, etc.), realizzando una forma di aborto del tutto nascosta e non registrabile da alcuna istituzione. Tutto ciò appare, dunque, in netta contraddizione con la corretta applicazione della pur contestabile legge 194.

6. In ultimo, di fronte al diffondersi di tali procedure, esortiamo vivamente tutti gli operatori del settore a mettere in atto con fermezza un'obiezione di coscienza morale, che testimoni coraggiosamente, nei fatti, il valore inalienabile della vita umana, soprattutto di fronte a nuove forme nascoste di aggressione agli individui più deboli ed indifesi, come è il caso dell'embrione umano.