La
scienza di fronte al mistero della vita
di
Paolo Gulisano tratto
da "il Timone" n. 34, giugno 2004
Un
nuovo essere umano? Nasce al momento della fecondazione.
Da subito ha un patrimonio genetico individuale ed irripetibile.
È intrinsecamente autonomo nella crescita continua, graduale,
e coordinata. Allora parlare di pre-embrione è un non-senso
scientifico.
“Tu
mi hai fatto come un prodigio”: così si legge nella Sacra
Scrittura, e davvero la vita umana è un prodigio, una realtà
straordinaria, un mistero e una meraviglia scientifica.
Molta strada è stata fatta da parte delle scienze mediche
da quando, nel 1902, l’embriologo tedesco Hans Spemann lavorando
su un embrione di salamandra provò che le prime cellule
di un embrione trasportano tutta l’informazione genetica
necessaria per creare un nuovo organismo. Una scoperta brillante
che indusse col tempo allo scienziato altre ambiziose aspirazioni:
nel suo libro del 1938 “Sviluppo e induzione di un embrione",
Spemann affermò che il successivo gradino per la ricerca
sarebbe stato “il fantastico esperimento”, come egli lo
chiamò, ovvero la clonazione di un organismo ottenuta dall’estrazione
del nucleo di una cellula differente inserita all’interno
di un uovo fertilizzato senza nucleo.
Dal
punto di vista biomedico, che cosa è l’embrione umano? L’embrione
umano è un individuo appartenente alla specie umana. Come
scrivono i biologi Angelo Serra e Roberto Colombo, “la induzione
logica dei dati forniti dalle scienze sperimentali conduce
all’unica possibile conclusione, e cioè che – a parte fortuiti
eventi di disturbo – alla fusione di due gameti un nuovo
reale individuo umano incomincia la propria esistenza, o
ciclo vitale, durante il quale – date tutte le condizioni
necessarie e sufficienti – realizzerà autonomamente tutte
le potenzialità di cui è dotato. L’embrione, pertanto, dal
tempo della fusione dei gameti è un reale individuo umano,
non un potenziale individuo umano”.
L’individuo
biologicamente inteso ha tre priorità fondamentali che lo
caratterizzano fin dal suo inizio. C.H. Waddington definisce
questo fenomeno come “l’emergenza continua di una forma
da stadi precedenti”: l’unità coordinata dell’essere, la
continuità dello stesso essere, la gradualità dello sviluppo.
In sintesi: rimanendo lo stesso identico individuo, l’embrione
umano sviluppa gradualmente se stesso, in un processo dove
le singole cellule sono integrate. L’embrione appare al
biologo un individuo con le tre proprietà sopra indicate.
L’individualità
scoperta dalla biologia nel caso dell’uomo si realizza nella
sua forma più alta: la persona è l’essere per eccellenza.
Da ciò deriva una conseguenza assai importante: parlare
dell’embrione come di “persona potenziale” come non coincidente
con “persona in atto”, è un non senso. Come ha scritto Carlo
Caffarra, “il passaggio dalla potenzialità alla realizzazione
della medesima non muta la natura di un essere, ma al contrario
la realizza: nessuno diventa ciò che non è. Esistono solo
persone in atto che sono sempre in grado di perfezionare
il loro essere attraverso l’esercizio delle proprie facoltà”.
È
all'atto della fecondazione che avviene il mutamento sostanziale
e si costituisce un nuovo essere umano con un patrimonio
genetico individuale ed irripetibile, che gli consente di
essere soggetto attivo della propria costruzione e intrinsecamente
autonomo nella sua crescita continua, graduale, e coordinata.
L'embrione è, quindi, individuo fin dalla fecondazione.
Durante
questo processo due cellule altamente specializzate (i gameti),
l’una derivante dall’uomo (lo spermatozoo) e l’altra dalla
donna (la cellula uovo), si uniscono per dare origine ad
uno zigote (uovo fecondato). In preparazione alla
fecondazione ambedue i gameti sottostanno ad una serie di
modificazioni che hanno due particolari scopi: preparare
dal punto di vista formale i gameti alla possibile fecondazione
(capacitazione), e ridurre il numero dei cromosomi alla
metà di quello della cellula somatica cioè da 46 a 23 cromosomi
(maturazione o meiosi). La riduzione è necessaria, altrimenti
la fusione della cellula maschile con una femminile avrebbe
come risultato un individuo provvisto di un numero di cromosomi
doppio rispetto al normale. Quando questo processo è avvenuto,
l’’unione dei due corredi cromosomici detti ploidi
porta alla formazione dello zigote (stadio unicellulare
dell’embrione). Lo zigote, appena avvenuta la fecondazione,
è diploide (46 cromosomi) in quanto consegue alla
fusione di due nuclei aploidi. I cromosomi saranno metà
di origine paterna e metà di origine materna, con una combinazione
che li renderà differenti da quelli di entrambi i genitori.
È già determinato il sesso del nuovo individuo, che é già
in fase di sviluppo, attraverso il processo di segmentazione,
che lo trasformerà in un organismo pluricellulare complesso,
per permettere la formazione delle nuove strutture che mano
a mano andranno differenziandosi.
La
prima divisione avviene a trenta ore dalla fecondazione
e si conclude con la formazione dei primi due blastomeri.
Nelle ore successive, ma non oltre il terzo giorno, le divisioni
porteranno l’embrione fino ad uno stato di suddivisione
in 16 cellule chiamato morula (il nome deriva direttamente
dalla somiglianza al frutto del gelso). Il processo di segmentazione
avrà termine allorché le cellule (i blastomeri), diventate
sempre più piccole, avranno raggiunto le dimensioni proprie
della specie.
Verso
la fine della prima settimana dalla fecondazione (6°-7°
giorno) la blastocisti incomincia ad impiantarsi nella parete
uterina e si consolidano, a livello cellulare, le interazioni
tra embrione ed organismo materno, già presenti a livello
biochimico-endocrinologico nell’ambiente tubarico.
Nella
seconda settimana di sviluppo avvengono stati biologici
molto significativi: da una parte (dal 7° al 12° giorno)
l’impianto della blastocisti giunge a completamento; dall’altra
parte (da 13° al 15° giorno) compare la linea o stria
primitiva che permette di identificare l’asse cranio-caudale,
le superfici dorsale e ventrale, la simmetria destro-sinistra,
in altre parole il piano costruttivo dell’embrione. La comparsa
della stria primitiva rappresenta il punto di non ritorno
per la suddivisione gemellare.
Alcuni
specialisti di Fisiopatologia della riproduzione umana come
il professor Flamini asseriscono che "bisogna distinguere
tra l’embrione pre-impiantatorio e l’embrione
impiantato, non perché si abbia a che fare con strutture
biologiche fondamentalmente diverse, ma perché sono entità
che possiedono caratteristiche e possibilità proprie e distinte.
Quando ci si riferisce all’embrione pre-impiantatorio è
conveniente parlare di pre-embrione, il quale non
va riconosciuto come persona, perché ciò che caratterizza
l’essere umano è l’individualità.”
Questo
tentativo di declassificare l’embrione a pre-embrione è
una violazione della verità oggettiva: l’’inizio della vita
umana pienamente individuale si colloca al momento della
fecondazione, quando i due gameti dei genitori formano una
nuova entità biologica, lo zigote che porta in sé un nuovo
progetto-programma individualizzato. Il fatto che si
deve notare è che questo nuovo programma non è inerte, né
è eseguito ad opera di organi fisiologici materni, ma si
costruisce da solo ed è l’attore principale di sé. Già alla
fusione dei due gameti umani incomincia un nuovo ciclo vitale
di un nuovo essere umano. Questo ciclo procede senza interruzioni:
gli eventi singoli (come la moltiplicazione cellulare) non
sono altro che l’espressione di una successione ininterrotta
di avvenimenti. Questa continuità implica unicità. La gradualità
è data dallo sviluppo di un progetto individuale unico che
implica un succedersi di forme, passando da una struttura
complessa ad una più semplice. Questa caratteristica esige
una regolazione intrinseca all’embrione stesso il quale
mantiene il suo sviluppo orientato in direzione della forma
finale.
Queste
proprietà mettono in evidenza l’individualità, l’identità,
l’unicità dell’embrione che rimane sempre lo stesso
individuo lungo tutto il processo di sviluppo, che inizia
al momento della fusione dei gameti. Ogni individuo ha un
genoma diverso da quello di un altro, se questo altro non
è un suo gemello monozigote; quindi può essere identificato
sicuramente come appartenente alla specie umana, essendone
garantita l’identità genetica, fin dal momento della
fecondazione. Lo sviluppo dell’embrione umano avviene in
un modo continuo ed orientato: non si
può separare il concetto di individualità umana da quello
di persona; l'individualità dell'embrione umano coincide
nella realtà obiettiva con la persona umana, che nella sua
irripetibile singolarità non esiste se non attraverso il
proprio corpo. La vita fisica acquista, pertanto, un valore
fondamentale per lo sviluppo personale e per la costruzione
degli altri valori: ogni uomo, in quanto tale, possiede
una dignità che gli conferisce un valore superiore e lo
rende meritevole di rispetto; l'embrione umano è un individuo
personale creato ad immagine e somiglianza di Dio.
Pertanto, deve essere considerato e trattato sempre in base
al valore etico di persona umana: il semplice dubbio di
poter sopprimere o danneggiare la persona umana – anche
in un embrione nelle prime fasi di sviluppo – impone di
astenersi dal farlo.
Bibliografia
Angelo
Serra - Roberto Colombo, Identità e statuto dell’embrione
umano: il contributo della biologia, in Pontifica Accademia
Pro Vita, Identità e statuto dell’embrione umano,
LEV 1998.
Angelo Serra, L’uomo embrione. Il grande sconosciuto,
Cantagalli 2003.
Jérome Lejeune, L’embrione segno di contraddizione,
Edizioni Orizzonte Medico 1992.
Carlo Caffarra, Dignità e statuto personale dell'embrione,
Conferenza al Policlinico Gemelli, Roma 6 settembre 2000.
Carlo Valerio Bellieni, Se questo non è un uomo. Ancora
2004.
Carlo Valerio Bellieni, L’alba dell’io, Società Editrice
Fiorentina 2004.
Mario Palmaro, Ma questo è un uomo, San Paolo, 1996.
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DALLO
ZIGOTE ALLA NASCITA
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Zigote:
cellula che nasce dall’unione dello spermatozoo con
la cellula uovo femminile. Lo
zigote si sdoppia in 2 cellule, poi in 4 poi in 8,
in 16 in 32 fino ad assumere, verso il quarto giorno
dalla fertilizzazione, l’aspetto di una mora, da cui
il nome di “morula” dato all’embrione in questo stadio
del suo sviluppo.
Lo
zigote si sdoppia in 2 cellule, poi in 4 poi in 8,
in 16 in 32 fino ad assumere, verso il quarto giorno
dalla fertilizzazione, l’aspetto di una mora, da cui
il nome di “morula” dato all’embrione in questo stadio
del suo sviluppo.
Le
cellule, continuando a moltiplicarsi, formano una
microscopica sfera cava: la blastula (fig. 1).
Differenziazione
delle cellule. La sfera si ripiega su se stessa e
assume la forma di un vaso, detto “gastrula”
(fig. 2).
Alcune
cellule vanno a collocarsi al suo interno ed altre
si allineano al suo esterno (fig.
3).
Le
cellule si specializzano in cellule nervose, sanguigne,
muscolari, etc (fig.
4).
Con
incredibile precisione le cellule nervose migrano
verso il luogo dove sorgerà il cervello, le cellule
muscolari si apprestano a organizzare il cuore e gli
altri muscoli; altre cellule formano le ossa; altre
l’apparanto digerente, etc (fig.
5).
A
5 settimane dal suo concepimento l’embrione misura
solo un centimetro, ma è già strutturato in diversi
organi ben differenziati (fig.
6).
A
7 settimane la forma del corpo è ormai completa
(fig. 7).
Lo
sviluppo del corpo non sarà che un accrescimento di
proporzioni e un affinamento di funzioni sempre più
perfette (fig.
8).
(tratto
da J.M. de la Croix , Piccolo manuale di bioetica,
Mimep-Docete, Pessano 2000). |
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