Ratzinger:
dal Palazzo di vetro un'ideologia per la felicità
di pochi
di Joseph Ratzinger
tratto
da Avvenire –
15 settembre 2000
Nel
XIX secolo, la fede nel progresso era ancora un generico
ottimismo che si aspettava dalla marcia trionfale delle
scienze un progressivo miglioramento della condizione del
mondo e l'approssimarsi, sempre più incalzante, di una specie
di paradiso; nel XX secolo, questa stessa fede ha assunto
una connotazione politica.
Da una parte, ci sono stati i sistemi di orientamento marxista
che promettevano all'uomo di raggiungere il regno desiderato
tramite la politica proposta dalla loro ideologia: un tentativo
che è fallito in maniera clamorosa. Dall'altra, ci sono
i tentativi di costruire il futuro attingendo, in maniera
più o meno profonda, alle fonti delle tradizioni liberali.
Questi tentativi stanno assumendo una configurazione sempre
più definita, che va sotto il nome di Nuovo Ordine Mondiale;
trovano espressione sempre più evidente nell'Onu e nelle
sue Conferenze internazionali, in particolare quelle del
Cairo e di Pechino, che, nelle loro proposte di vie per
arrivare a condizioni di vita diverse, lasciano trasparire
una vera e propria filosofia dell'uomo nuovo e del mondo
nuovo.
Una filosofia di questo tipo non ha più la carica utopica
che caratterizzava il sogno marxista; essa è al contrario
molto realistica, in quanto fissa i limiti del benessere,
ricercato a partire dai limiti dei mezzi disponibili per
raggiungerlo e raccomanda, per esempio, senza per questo
cercare di giustificarsi, di non preoccuparsi della cura
di coloro che non sono più produttivi o che non possono
più sperare in una determinata qualità della vita.
Questa filosofia, inoltre, non si aspetta più che gli uomini,
abituatisi oramai alla ricchezza e al benessere, siano pronti
a fare i sacrifici necessari per raggiungere un benessere
generale, bensì propone delle strategie per ridurre il numero
dei commensali alla tavola dell'umanità, affinché non venga
intaccata la pretesa felicità che taluni hanno raggiunto.
La peculiarità di questa nuova antropologia, che dovrebbe
costituire la base del Nuovo Ordine Mondiale, diventa palese
soprattutto nell'immagine della donna, nell'ideologia del
Women's empowerment, nata dalla conferenza di Pechino. Scopo
di questa ideologia è l'autorealizzazione della donna: principali
ostacoli che si frappongono tra lei e la sua autorealizzazione
sono però la famiglia e la maternità.
Per questo, la donna deve essere liberata, in modo particolare,
da ciò che la caratterizza, vale a dire dalla sua specificità
femminile. Quest'ultima viene chiamata ad annullarsi di
fronte a una Gender equity and equality, di fronte a un
essere umano indistinto ed uniforme, nella vita del quale
la sessualità non ha altro senso se non quello di una droga
voluttuosa, di cui si può far uso senza alcun criterio.
Nella paura della maternità che si è impadronita di una
gran parte dei nostri contemporanei entra sicuramente in
gioco anche qualcosa di ancora più profondo: l'altro è sempre,
in fin dei conti, un antagonista che ci priva di una parte
di vita, una minaccia per il nostro io e per il nostro libero
sviluppo.
Al giorno d'oggi non esiste più una "filosofia dell'amore",
bensì solamente una "filosofia dell'egoismo".
È proprio in questo che l'uomo viene ingannato. In effetti,
nel momento in cui gli viene sconsigliato di amare, gli
viene sconsigliato, in ultima analisi, di essere uomo. Per
questo motivo, a questo punto dello sviluppo della nuova
immagine di un mondo nuovo, il cristiano - non solo lui,
ma comunque lui prima di altri - ha il dovere di protestare.