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Questioni a riguardo di chi contesta una legislazione restrittiva

 

1) È vero che una legislazione più permissiva in fatto di aborto
riduce il numero di aborti?

È vero il contrario: quanto più «larga» è la legge sull'aborto tanto più aborti
ci sono. In nessun paese del mondo si è dato che con il mitigamento delle disposizioni penali il numero di aborti si sia ridotto. Ciò sarebbe anche logicamente impossibile. Negli Stati Uniti, dopo la liberalizzazione nel 1973 il numero di aborti passò in pochi anni da 150'000 a 1,6 milioni all'anno. In Olanda gli aborti delle donne abitanti continuano tuttora ad aumentare. Solo in totale sono momentaneamente diminuiti, e questo perché sempre meno donne straniere si recano in Olanda per abortire. In Germania dopo l'introduzione della «soluzione dei termini» il numero di aborti è aumentato e si è stabilizzato ad alto livello. Situazioni simili si osservano in tutti i paesi. Che invece la comminazione di pene sia un mezzo idoneo per ridurre il numero di aborti è mostrato dall'esempio della Polonia: dopo che nel passato il regime comunista aveva liberalizzato quasi completamente l'aborto, negli ultimi anni nuove leggi hanno introdotto una quasi totale proibizione, e il numero degli aborti si è ridotto da 168'587 (1965) a 3'047 (1997), secondo le informazioni dell'ambasciata polacca a Berna.

2) Il fatto che gli aborti ci sono sempre stati è una ragione
sufficiente per autorizzarli?

È indiscusso che gli aborti ci sono stati in ogni tempo. Anche altri crimini (violenza carnale, rapina, abuso sui minori ecc.) esistono da sempre, ogni giorno e in tutto il mondo, malgrado tutte le comminazioni di pene, però a nessuno verrebbe in mente di dichiarare questi atti penalmente non perseguibili. Contro questi ci sono invece le necessarie sanzioni. Per proteggere il più debole dagli abusi del più forte. Chi fa dipendere l'osservanza dei diritti fondamentali e dei diritti dell'uomo dalla loro attuabilità favorisce soprattutto quelle forze della società che si orientano più alla prepotenza che al diritto. Il diritto è però proprio l'ultima ancora di salvezza dei più deboli.

3) Si dovrebbe rendere impunibile l'aborto allo scopo di non costringere la donna all'illegalità?

Nel passato la donna che si sottoponeva ad un aborto illegale rischiava di morire
per dissanguamento. Oggi in Svizzera non è questo il pericolo dell'aborto, anche per la diversa situazione sanitaria nel paese. L'Istituto Alan Guttmacher dei fautori americani dell'aborto calcola per il 1990 che in tutto il mondo muore in media una donna ogni 8'333 aborti illegali. Si può giustamente presumere che per la Svizzera questa probabilità sia enormemente più a favore della donna. Per cui, anche se tutti gli aborti odierni in Svizzera fossero compiuti illegalmente, non ci sarebbe una sola donna che di conseguenza rischia la vita. Invece è un dato di fatto che per gli aborti cosiddetti legali lasciano ogni anno la vita 12'000 e più bambini.

4) Si dovrebbe respingere la penalizzazione dell'aborto perché questa porta alla «criminalizzazione» della donna?

Non è chiaro come sia possibile proteggere la vita del bambino prima della nascita senza ricorso ad articoli del codice penale, mentre gli articoli del codice penale
sono notoriamente irrinunciabili per una sufficiente protezione della vita del bambino dopo la nascita. Si pone solo la domanda di chi debba essere l'oggetto della sanzione.
La risposta più ovvia appare quella che indica come punibile la persona che compie l'atto di uccidere il bambino o che contribuisce in modo determinante all'uccisione.
Di regola questa persona non è la donna bensì il medico, che per l'etica professionale del giuramento ippocratico o del giuramento di Ginevra riguardante i medici sarebbe obbligato all'incondizionata (!) protezione della vita «a cominciare dal concepimento». L'azione della donna invece ricadrebbe di regola solo sotto la voce di «favoreggiamento» o «complicità».

5. Si può ammettere l'impunità dell'aborto conseguentemente
ad una violenza carnale?

Fondamentalmente la donna non ha alcuna colpa per l'atto di violenza subito. Neanche il bambino ha colpa, né porta alcuna responsabilità per il reato del padre (la corresponsabilità dei congiunti è una figura giuridica del passato, ora non più esistente). O vorrebbe forse la madre vendicarsi sul figlio per il torto da lei subito? I gravi traumi provocati dalla violenza carnale non possono essere sanati con l'aborto.
L'aborto non ha alcun valore terapeutico e non è una medicina. Al contrario: alla dolorosa esperienza dell'oltraggio patito si aggiunge quella dell'aborto, per la donna una sofferenza doppia che, come mostrano i casi reali, può portare al limite della disperazione. Ci sono donne che in seguito ad una violenza subita necessitano di un trattamento psichiatrico ospedaliero, però nei circoli medici è noto che La questione dell’aborto, p. 18 per la maggioranza delle donne curate in clinic he psichiatriche svizzere, all'inizio dell'infermità c'è un aborto. Secondo l'Ufficio federale di statistica, nel 1999 furono denunciati in Svizzera complessivamente 447 casi di violenza carnale. Varie analisi scientifiche hanno mostrato che per 100 casi di violenza carnale si sono avute in media 0,08 (!) gravidanze. Quindi i casi denunciati hanno portato, secondo un calcolo puramente statistico, max. una gravidanza. Si deve anche osservare che non tutte le donne violentate e rese gravide sono propense ad abortire. È quindi sproporzionato addurre l'argomento «violenza carnale» per legittimare una normativa dell'aborto che causa più di 12'000 morti all'anno. Anche se i nove mesi della gravidanza significano per la madre un continuo richiamo alla memoria della violenza subita, dopo questi nove mesi, al termine della gravidanza, la donna che avrà lasciato vivere il suo bambino sarà anche riuscita a evitare una rovina ancora maggiore della propria vita.

6. Esiste veramente una «costrizione statale a partorire»?

Lo stato non costringe a partorire, protegge solo la vita dell'individuo come massimo bene. Partorire è la determinazione dell'uomo e della donna nel
momento in cui generano il bambino. Infatti, una volta generato, il bambino deve essere in ogni caso partorito: i fautori dell'aborto vogliono che sia partorito morto, gli avversari dell'aborto vogliono che sia partorito vivo. Contro la dignità di essere umano non è il dover partorire, ma piuttosto l'uccisione di un bambino indifeso.