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Il Magistero

a cura di don Maurizio Poletti
docente di patrologia
Seminario teologico di Novara

con l'aggiunta di integrazioni dell'autore del sito

 

STEFANO V (VI) , lettera Consuluisti de infantibus all’arcivescovo Ludberto di Magonza, (tra 887 e 888 d.C.) = DS 670

Le ordalie, riprovate dalla lettera di papa Stefano V all’arcivescovo di Magonza, erano antichissime pratiche superstiziose (pre-cristiane) in uso tra le popolazioni germaniche. Consistevano in prove fisiche, spesso cruente (tra le più comuni le prove di fuoco o quelle con acqua bollente), a cui veniva sottoposta la persona accusata o sospettata. L’esito della tortura e le reazioni di chi la subiva erano ritenuti un giudizio divino circa la sua innocenza o colpevolezza. In questo caso la lettera si riferisce a pratiche ordaliche applicate a genitori che dovevano scolparsi dall’accusa di avere schiacciato e ucciso infanti nel loro letto. La tutela della vita del piccolo infante molto significativamente trae argomento a fortiori dalla tutela del concepito. Il tipo di argomentazione tradisce l’indiscussa e unanime certezza con cui l’aborto è definito e ritenuto un omicidio. Si può constatare come il Magistero autorevole del Papa abbia da subito assunto e fatto propria questa valutazione morale.

Riprovazione delle ordalie.
Hai chiesto consiglio a motivo degli infanti, che dormendo in un solo letto con i genitori, vengono trovati morti: se i genitori debbano con l’aiuto di ferro incandescente o di acqua bollente o di altra prova scolparsi di non averli schiacciati. I genitori innanzitutto devono essere ammoniti e scongiurati di non prendere con sé a letto <bambini> tanto delicati, affinché se sfugge qualche imprudenza, non vengano soffocati o schiacciati ed essi stessi vengano perciò trovati colpevoli di omicidio. I santi canoni poi non approvano che venga estorta con la prova del ferro incandescente o dell’acqua bollente una confessione da chiunque, e ciò che mediante la dottrina dei santi padri non è stato stabilito, non lo si deve presupporre mediante una invenzione superstiziosa. [……]
Coloro poi ai quali si dimostra o che confessano <di essere> colpevoli di un tale reato, il tuo governo li deve punire, poiché se è omicida chi ha distrutto con aborto il concepito nel grembo, quanto più non potrà scusarsi di non esserlo colui che ha ucciso un piccolo bambino di almeno un giorno?

 

SISTO V, Bolla Effraenatam contra abortum quovis modo procurantes et eorum complices…(contro coloro che procurano in qualsivoglia modo l’aborto, o somministrano o assumono farmaci abortivi, e coloro che ad essi prestano aiuto, consiglio o consenso), 29 ottobre 1588 = MBR II, pp.702-703 = FIC I,n.165,308-311

Nell’epoca rinascimentale, papa Sisto V (1585-1590) condanna l’aborto con la più grande severità.

 

GREGORIO XIV, Bolla Sedes apostolica, 31 maggio 1591

Papa Gregorio XIV (1590-1591) intervenne ancora sull’aborto per moderare la severità eccessiva della bolla Effraenatam di SISTO V.



INNOCENZO XI: 65 proposizioni condannate nel decreto del S. Uffizio del 2 marzo 1679: Errores doctrinae moralis laxioris (Errori della dottrina morale lassista) = DS 2101-2167

Nel contesto delle vivaci dispute teologiche e morali sulla grazia divina e la libertà umana che segnarono il secolo XVII, nell’anno 1677 la parte dell’università di Lovanio vicina al baianismo aveva mandato dei legati a Roma per presentare e far condannare diverse proposizioni dogmatiche e morali. In gran parte le proposizioni erano state prese dalle censure dell’università di Lovanio del 30 marzo e 26 aprile 1653, come pure del 1° maggio 1657. Papa INNOCENZO XI, che tendeva al rigorismo morale, delle 116 proposizioni ne scelse 65, nelle quali intese condannare alcune degenerazioni della dottrina morale del tempo. Due delle proposizioni condannate (la 34 e la 35) riguardano direttamente la questione dell’aborto. Tra l’altro, con la condanna della prop. 35, per la prima volta il Magistero interviene nella questione della natura del nascituro, rigettando la teoria di Giovanni Marco, medico del re di Boemia, secondo la quale in nessun caso l’aborto poteva essere considerato omicidio, poiché il feto diventa un essere razionale solo dopo la nascita (teoria che il più famoso rappresentante del lassismo, Caramuel, aveva fatto propria).

Prop. 34 (=DS 2134). E’ lecito procurare un aborto prima dell’animazione del feto, affinché la fanciulla scoperta gravida non venga uccisa o disonorata.
Prop. 35 (=DS 2135). Sembra probabile che ogni feto (per tutto il tempo in cui si trova nell’utero) manchi di anima razionale e che cominci inizialmente ad averla quando viene partorito: di conseguenza si dovrà dire che in nessun aborto si commette omicidio.
Censura (=DS 2166): ……[Queste] proposizioni sono condannate e proibite, così come si trovano, per lo meno come scandalose e pericolose nella pratica.

 

PIO IX, Constituzione Apostolicae Sedis: Acta Pii IX, V, 55-72 = ASS 5 (1869), 287-312 = Fontes Iuris Canonici III, n.552, 24-31

 

LEONE XIII, Risposta del S. Uffizio all’arcivescovo di Cambrai, 14(19) agosto 1889 = ASS 22[1889/90]748 = DS 3258

Craniotomia. Nelle scuole cattoliche non può essere insegnato con sicurezza che è lecita l’operazione chirurgica chiamata «craniotomia», così come è stato dichiarato il 28 maggio 1884, e qualsiasi operazione chirurgica che direttamente uccide il feto o la madre gestante.

In una seduta del 28 maggio 1884 e in una lettera di risposta all’arcivescovo di Lione, datata 31 maggio 1884 (=ASS 17[1884]556), il S. Uffizio aveva confermato la liceità soltanto condizionata della craniotomia, «nel caso cioè in cui venendo tralasciata perirebbero sia la madre che il bambino, venendo invece eseguita si salva la madre, mentre il bambino muore».
La stessa risposta viene ripetuta nella lettera all’arcivescovo di Cambrai del 14 agosto 1889, con una specifica che la estende – oltre il caso della craniotomia - anche ad altre operazioni chirurgiche che direttamente procurino la morte del feto o della madre gestante.

 

LEONE XIII, Risposta del S. Uffizio all’arcivescovo di Cambrai, 24 luglio 1895 = ASS 28(1895/96) 383s = DS 3298

La risposta del S. Uffizio all’ulteriore questione posta dall’arcivescovo di Cambrai non fa che confermare le risposte precedenti (del 28 maggio 1884 e del 14 o 19 agosto 1889).

Craniotomia ed aborto.
Esposizione: Il medico Tizio, essendo stato chiamato presso una donna incinta che si trovava a letto in gravi condizioni, constatava in tutti i sensi, che la causa della malattia mortale altra non era che la gravidanza stessa, cioè la presenza nell’utero del feto. Una sola via, dunque, egli aveva a disposizione, per salvare la madre da una morte certa e imminente: procurare cioè l’aborto, o espulsione del feto. Questa via egli intraprendeva, usando tuttavia i mezzi e le operazioni che di per sé e direttamente non miravano propriamente a uccidere il feto nel seno materno, ma soltanto a far sì che il feto, se fosse possibile, venisse dato alla luce vivo, anche se destinato a morire subito, dal momento che era ancora del tutto immaturo.
Inoltre, avendo letto ciò che il 19 agosto 1889 la Santa Sede aveva risposto all’arcivescovo di Cambrai: «non si può insegnare con sicurezza» che è lecita qualsiasi operazione che uccida direttamente il feto, anche se questo fosse necessario per salvare la madre, Tizio si è fatto dubbioso per quanto riguarda la liceità delle operazioni chirurgiche mediante le quali non di rado lui stesso fino ad ora aveva procurato l’aborto per salvare le donne incinte gravemente malate.
Domanda: Tizio chiede se può compiere con sicurezza le operazioni descritte, nelle suddette circostanze, una volta che si ripetano.

Risposta (confermata dal papa il 25 luglio): No, secondo gli altri decreti, quelli cioè del 28 maggio 1884 e del 19 agosto 1889.

 

LEONE XIII, Risposta del S. Uffizio al vescovo di Sinaloa (Messico), 4 maggio 1898 = ASS 30(1897/98) 703s = DS 3336-3338

Queste risposte date dal S. Uffizio, nella loro succinta concretezza, mostrano bene come il Magistero affrontando i diversi casi clinici, anche i più difficili, abbia sempre tenuto al centro la tutela e la cura della vita del feto e anche della madre.

Diversi modi di estrarre un feto.
Domanda: 1. E’ lecita l’anticipazione del parto, quando, per la ristrettezza <del bacino> della donna, diventi impossibile l’uscita del feto nel suo tempo naturale?
2. E se la ristrettezza <del bacino> della donna è tale che nemmeno il parto prematuro sia ritenuto possibile, è lecito provocare l’aborto o a suo tempo eseguire un intervento cesareo?
3. E’ lecita una laparotomia , quando si tratta di una gravidanza extrauterina, o di un feto ectopico ?

Risposta (confermata dal papa il 6 maggio): Alla 1. L’anticipazione del parto di per sé non è illecita, purché avvenga in base a giuste motivazioni, e in quel tempo e con quei modi, nei quali, nelle circostanze ordinarie, ci si prende cura della madre e del feto.
Alla 2. Per quanto riguarda la prima parte: no, secondo il decreto di mercoledì 24 luglio 1895 sull’illiceità dell’aborto. – Per quanto riguarda poi la seconda parte, non c’è nessun ostacolo perché la madre, di cui si tratta, a suo tempo sia sottoposta all’intervento cesareo.
Alla 3. Per una stringente necessità, è lecita la laparotomia per estrarre dal seno della madre il feto ectopico, purché si provveda in modo serio e adeguato, per quanto è possibile, alla vita del feto e della madre.

 

LEONE XIII, Risposta del S. Uffizio alla facoltà teologica di Montreal, 5 marzo 1902 = ASS 35(1902/03) 162 = DS 3358

Diversi modi di estrarre un feto prematuro.
Domanda: E’ lecito estrarre talvolta dal seno della madre i feti ectopici ancora immaturi, se non è ancora compiuto il sesto mese dal concepimento?
Risposta: No, secondo il decreto del 4 maggio 1898, in base al quale si deve provvedere seriamente e in modo opportuno alla vita del feto e della madre, per quanto è possibile; per quanto si riferisce al tempo, secondo il medesimo decreto, il postulante deve ricordare che non è lecita nessuna anticipazione del parto se non si esegue nel tempo e nei modi, nei quali, secondo le circostanze, ci si prende cura della vita del feto e della madre.


PIO XI, lettera enciclica Casti connubii sul matrimonio cristiano alla luce delle presenti condizioni, necessità, errori e vizi della famiglia e della società, 31 dicembre 1930 = AAS 22(1930), 562-565 = DS 3719-3721 = EncEnc 5, 508-516

Dopo aver trattato positivamente la classica dottrina dei 3 beni del matrimonio (parte I- La prole, la fede, il sacramento), l’enciclica affronta i problemi del suo tempo su ciascuno dei 3 beni enunciati (parte II- Le insidie, le frodi, i pericoli). Tra le insidie e pericoli contro la fecondità, primo bene del matrimonio, viene a trattare dell’aborto, presentato come gravissimo delittoe “uccisione diretta di un innocente”, e ne respinge a una a una le pretestuose giustificazioni, detteindicazione medica, sociale, eugenetica”.

 

PIO XII, Discorso all’Unione medico-biologica «S. Luca», 12 novembre 1944: in Discorsi e radiomessaggi VI (1944-45),191:

Tra i numerosi interventi in tema di aborto che si segnalano durante il pontificato di Pio XII sono stati riportati i passi di alcuni significativi discorsi.

Finché un uomo non è colpevole, la sua vita è intangibile, ed è quindi illecito ogni atto tendente direttamente a distruggerla, sia che tale distruzione venga intesa come fine o soltanto come mezzo al fine, sia che si tratti di vita embrionale, o nel suo pieno sviluppo ovvero giunta ormai al suo termine


PIO XII, Discorso all’Unione Cattolica Italiana delle Ostetriche, 29 ottobre 1951, II = AAS 43 (1951), 838:

…uomo è il bambino, anche non ancora nato, allo stesso grado e per lo stesso titolo che la madre. Inoltre ogni essere umano, anche il bambino nel seno materno, ha il diritto alla vita immediatamente da Dio, non dai genitori, né da qualsiasi società e autorità umana. Quindi non vi è nessun uomo, nessuna autorità umana, nessuna scienza, nessuna “indicazione” medica, eugenica, sociale, economica, morale, che possa esibire o dare un valido titolo giuridico per una diretta, deliberata disposizione sopra una vita umana innocente, vale a dire una disposizione che miri alla sua distruzione, sia come a scopo, sia come a mezzo per un altro scopo per sé forse in nessun modo illecito.

GIOVANNI XXIII, Enciclica «Mater et magistra» (15 maggio 1961) III, nn.180-181 = AAS 53 (1961), 447

…Dobbiamo proclamare solennemente che la vita umana va trasmessa attraverso la famiglia, fondata sul matrimonio uno e indissolubile, elevato per i cristiani alla dignità di sacramento. La trasmissione della vita umana è affidata dalla natura a un atto personale e cosciente e, come tale, soggetto alle sapientissime leggi di Dio: leggi inviolabili e immutabili che vanno riconosciute e osservate. Perciò non si possono usare mezzi e seguire metodi che possono essere leciti nella trasmissione della vita delle piante e degli animali.
La vita umana è sacra: fin dal suo affiorare impegna direttamente l’azione creatrice di Dio. Violando le sue leggi, si offende la sua divina Maestà, si degrada se stessi e l’umanità e si svigorisce altresì la stessa comunità di cui si è membri.

 

CONCILIO VATICANO II, Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes (7 dicembre 1965), nn.27. 51 = EncVat 1/1403-5. 1481ss:

Per leggere l'intero documento della Costituzione Pastorale - Gaudium et Spes --> (cliccare QUI)

n. 27 [De reverentia erga personam humanam]
Scendendo a conseguenze pratiche di maggior urgenza, il concilio inculca il rispetto verso l’uomo, così che i singoli debbano considerare il prossimo, nessuno eccettuato, come un altro se stesso, tenendo conto della sua vita e dei mezzi necessari per viverla degnamente, per non imitare quel ricco che non ebbe nessuna cura del povero Lazzaro. Soprattutto oggi urge l’obbligo che diventiamo generosamente prossimi di ogni uomo, e rendiamo servizio coi fatti a colui che ci passa accanto, vecchio da tutti abbandonato o lavoratore straniero ingiustamente disprezzato, o emigrante, o fanciullo nato da un’unione illegittima, che patisce immeritatamente per un peccato da lui non commesso, o affamato che richiama la nostra coscienza, rievocando la voce del Signore: «Quanto avete fatto ad uno di questi minimi miei fratelli, l’avete fatto a me» [Mt 25,40]
Inoltre tutto ciò che è contro la vita stessa, come ogni specie di omicidio, il genocidio, l’aborto, l’eutanasia e lo stesso suicidio volontario; tutto ciò che viola l’integrità della persona umana…; tutto ciò che offende la dignità umana…; tutte queste cose, e altre simili, sono certamente vergognose e, mentre guastano la civiltà umana, ancor più inquinano coloro che così si comportano che non quelli che le subiscono; e ledono grandemente l’onore del Creatore.

n. 51 [De amore coniugali componendo cum observantia vitae humanae]
…ora la chiesa ricorda che non può esserci vera contraddizione tra le leggi divine del trasmettere la vita e del dovere di favorire l’autentico amore coniugale. Infatti Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l’altissima missione di proteggere la vita, missione che deve essere adempiuta in modo umano. Perciò la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; e l’aborto come l’infanticidio sono abominevoli delitti. …
I figli della chiesa, fondati su questi principi, nel regolare la procreazione non potranno seguire strade che sono condannate dal magistero , nella sua funzione di interprete della legge divina.
Sia chiaro a tutti che la vita dell’uomo e il compito di trasmetterla non sono limitati solo a questo tempo e non si possono commisurare e capire in questo mondo soltanto, ma riguardano sempre il destino eterno degli uomini.

 

PAOLO VI, Enciclica Humanae vitae (25 luglio 1968), 14 = AAS 60 (1968), 490

§ 14: In conformità con questi capisaldi della visione umana e cristiana sul matrimonio, dobbiamo ancora una volta dichiarare che è assolutamente da escludere, come via lecita per la regolazione delle nascite, l’interruzione diretta del processo generativo già iniziato, e soprattutto l’aborto direttamente voluto e procurato, anche se per ragioni terapeutiche. […]
E’ altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione.

 

PAOLO VI, Udienza generale del 27 gennaio 1971:
«Attentare alla vita umana, per qualsiasi pretesto e sotto qualsivoglia forma, significa disconoscere uno dei valori essenziali della nostra civiltà. Nel più profondo della nostra coscienza – ciascuno di noi lo può sperimentare – si afferma come principio incontestabile e sacro il rispetto di ogni vita umana, di quella che inizia, di quella che non domanda che di svolgersi, di quella che si avvia verso il proprio declino, di quella che è debole, disarmata, priva di difesa, alla mercé degli altri…»

 

PAOLO VI, Discorso ai partecipanti al XXIII congresso nazionale dei Giuristi Cattolici Italiani Salutiamo con paterna effusione (9 dicembre 1972) = AAS 64 (1972),777
«… tale insegnamento non è mutato ed è immutabile»


 

GIOVANNI PAOLO II, Redemptor hominis (4 marzo 1979), n.8 = EncVat 6/1190

Tra i segni di «caducità» del nostro mondo, progredito ma ancora bisognoso di redenzione, cita la «deficiens reverentia erga vitam nondum natorum» (= mancanza di rispetto verso la vita dei non ancor nati).

 

GIOVANNI PAOLO II, Allocuzione all’assemblea generale delle Nazioni Unite, (2 ottobre 1979), n.21 = AAS 71(1979) 1159 = EncVat 6/1758

…La sollecitudine per il bambino ancora prima della sua nascita, dal primo momento del concepimento e, in seguito, negli anni dell’infanzia e della giovinezza, è la primaria e fondamentale verifica della relazione dell’uomo all’uomo.…

 

GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica Familiaris consortio (22 novembre 1981), 30 = EncVat 7/1522ss

Dopo il Sinodo dei vescovi sulla famiglia (svolto dal 26 settembre al 25 ottobre 1980) e la consegna al papa delle 43 «propositiones» (le propositiones 20-25 riguardavano la trasmissione e protezione della vita umana), il 22 novembre 1981 il Santo Padre indirizzò a tutta la Chiesa l’esortazione apostolica sui compiti della famiglia cristiana. E’ il più ampio e ricco documento pontificio che riguardi la dottrina teologica, la spiritualità e la morale della famiglia in Cristo. Nella Parte terza dedicata appunto a I compiti della famiglia cristiana un’ampio capitolo è dedicato al servizio alla vita (nn. 28-41). Si segnala in particolare il n. 30, La Chiesa sta dalla parte della vita (citato sopra): qui la difesa della vita assume dimensioni politiche anche in campo internazionale.

30. [La Chiesa sta dalla parte della vita]
[…] E’ nata così una mentalità contro la vita (anti-life mentality)……. Ma la Chiesa fermamente crede che la vita umana, anche se debole e sofferente, è sempre uno splendido dono del Dio della bontà. Contro il pessimismo e l’egoismo, che oscurano il mondo, la Chiesa sta dalla parte della vita: e in ciascuna vita umana sa scoprire lo splendore di quel «Sì», di quell’«Amen», che è Cristo stesso . Al «no» che invade ed affligge il mondo, contrappone questo vivente «Sì», difendendo in tal modo l’uomo e il mondo da quanti insidiano e mortificano la vita. La Chiesa è chiamata a manifestare nuovamente a tutti, con un più chiaro e fermo convincimento, la sua volontà di promuovere con ogni mezzo e di difendere contro ogni insidia la vita umana, in qualsiasi condizione e stadio di sviluppo di trovi. Per questo la Chiesa condanna come grave offesa della dignità umana e della giustizia tutte quelle attività dei governi o di altre autorità pubbliche, che tentano di limitare in qualsiasi modo la libertà dei coniugi nel decidere dei figli. Di conseguenza qualsiasi violenza esercitata da tali autorità in favore della contraccezione e persino della sterilizzazione e dell’aborto procurato è del tutto da condannare e da respingere con forza. Allo stesso modo è da esecrare come gravemente ingiusto il fatto che nelle relazioni internazionali l’aiuto economico concesso per la promozione dei popoli venga condizionato a programmi di contraccezione, sterilizzazione e aborto procurato .

 

GIOVANNI PAOLO II, Discorso ai sacerdoti partecipanti a un Seminario di studio «sulla paternità responsabile», 17 settembre 1983: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VI/2, 562, Roma 1983

All’origine di ogni persona umana v’è un atto creativo di Dio: nessun uomo viene all’esistenza per caso; egli è sempre il termine dell’amore creativo di Dio.

 

GIOVANNI PAOLO II, lettera enciclica Sollicitudo rei socialis (30 dicembre 1987), n. 25

Il Papa denuncia «campagne sistematiche contro la natalità…». Il problema dell’aborto assume dimensione sociale e planetaria.

 

GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica postsinodale su vocazione e missione dei laici nella chiesa e nel mondo Christifideles laici (30 dicembre 1988), n. 38 = EncVat 11/1766-1772

Nel cap.III su: La corresponsabilità dei fedeli laici nella chiesa-missione, tra i compiti missionari del fedele laico si dà ampio spazio a: Venerare l’inviolabile diritto alla vita (§ 38).

 

GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Centesimus annus (1° maggio 1991), n. 39 = EncVat 13/198-202

Contro la cultura della morte, la famiglia, santuario della vita, e la questione dell’aborto, vengono collocate al centro della dottrina sociale della Chiesa.

GIOVANNI PAOLO II, Lettera Enciclica Evangelium vitae sul bene inviolabile della vita umana (25 marzo 1995) = EncVat 14/2167-2517:

Per leggere interamente la Lettera Enciclica - Evangelium vitae--> (cliccare QUI)

E’ la “magna charta” della tutela della vita nascente. Anzi la portata del Documento va ben aldilà della questione dell’aborto, affrontando per la prima volta con tale ampiezza tutte le maggiori questioni connesse al rispetto della vita umana, in ogni suo stadio e condizione. La novità e la forza del Documento stanno proprio nella visione d’insieme che collega i diversi problemi e nella ricchezza di registri: c’è il grido di denuncia (cap. I – Le attuali minacce alla vita umana); c’è l’incanto dell’annuncio (cap. II – Il messaggio cristiano sulla vita); c’è la prescrizione del comandamento (cap. III – La legge santa di Dio); e c’è lo slancio propositivo (cap. IV – Per una nuova cultura della vita umana).
A proposito di aborto e rispetto del nascituro, Giovanni Paolo II fa uso della dottrina dei due più rilevanti documenti precedenti (la dichiarazione Quaestio de abortu, 18 novembre 1974; e l’istruzione Donum vitae, 22 febbraio 1987), tuttavia l’impostazione generale cambia notevolmente, perché il Papa ha voluto dare precedenza alle argomentazioni teologico-bibliche rispetto ai dati scientifici e alle riflessioni filosofiche. Di qui la grande ricchezza biblica, spirituale e dottrinale dell’enciclica.
Ho riportato i passi centrali dove l’aborto è fermamente condannato (nn.62-63). Dopo la loro pubblicazione, le precedenti affermazioni di condanna dell’aborto, che erano di natura rigorosamente etica, assumono anche il carisma dell’infallibilità proprio del Magistero ordinario della Chiesa.
Anche l’Evangelium vitae non si pronuncia sul problema teoretico dell’inizio della vita personale (o animazione del feto), che rimane aperto.

62. …con l’autorità che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi Successori, in comunione con i Vescovi – che a varie riprese hanno condannato l’aborto e che nella consultazione precedentemente citata, pur dispersi per il mondo, hanno unanimemente consentito circa questa dottrina – dichiaro che l’aborto diretto, cioè voluto come fine o come mezzo, costituisce sempre un disordine morale grave, in quanto uccisione deliberata di un essere umano innocente. Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed insegnata dal Magistero ordinario e universale.
Nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al mondo potrà mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla Legge di Dio, scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa, e proclamata dalla Chiesa.

63. La valutazione morale dell’aborto è da applicare anche alle recenti forme di intervento sugli embrioni umani che, pur mirando a scopi in sé legittimi, ne comportano inevitabilmente l’uccisione.»


CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Dichiarazione Quaestio de abortu sull’aborto procurato, 18 novembre 1974 = AAS 66[1974] 730-747 = EncVat 5/662-688

E’ il primo ampio intervento postconciliare dedicato espressamente al tema dell’aborto e suscitato dalle appassionate discussioni che in quegli anni divisero l’opinione pubblica di diversi Paesi (anche l’Italia) a proposito della liberalizzazione e legalizzazione dell’aborto. La Sacra Congregazione intende richiamare nelle linee essenziali l’insegnamento costante e concorde del Magistero della Chiesa in tema di aborto. Insegnamento che diventa per il credente regola del costume alla luce della fede (introduzione - §§ 1-4). Vengono esposti gli argomenti contro l’aborto:
- alla luce della fede (§§ 5-7)
- alla luce congiunta della ragione (§§ 8-13)
- risposta ad alcune obiezioni (§§ 14-18)
- la questione giuridica della legalizzazione (§§ 19-23)
- conclusione (§§ 24-27)
E’ una prima sintesi organica della posizione della Chiesa sull’aborto e pertanto costituisce un punto di riferimento imprescindibile.

Per leggere interamente la Dichiarazione - Questio de abortu --> (cliccare QUI)

§11. Il primo diritto di una persona umana è la sua vita. Essa ha altri beni, ed alcuni sono più preziosi, ma quello è fondamentale, condizione di tutti gli altri. Perciò esso deve essere protetto più di ogni altro. Non spetta alla società, non spetta alla pubblica autorità, qualunque ne sia la forma, riconoscere questo diritto ad alcuni e non ad altri: ogni discriminazione è iniqua, sia che si fondi sulla razza o sul sesso, sia sul colore o sulla religione. Non è il riconoscimento da parte degli altri che costituisce questo diritto; esso esige di essere riconosciuto ed è strettamente ingiusto il rifiutarlo.
§12. Una discriminazione fondata sui diversi periodi della vita non è giustificata più di qualsiasi altra. Il diritto alla vita resta intatto in un vegliardo, anche molto debilitato; un malato incurabile non l’ha perduto. Non è meno legittimo nel piccolo appena nato che nell’uomo maturo. In realtà, il rispetto alla vita umana si impone fin da quando ha inizio il processo della generazione. Dal momento in cui l’ovulo è fecondato, si inaugura una vita che non è quella del padre o della madre, ma di un nuovo essere umano che si sviluppa per proprio conto. Non sarà mai reso umano se non lo è stato fin da allora.
§ 13. A questa evidenza di sempre …, la scienza genetica moderna fornisce preziose conferme…

 

CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istruzione Donum vitae sul rispetto della vita umana nascente e la dignità della procreazione, 22 febbraio 1987 = AAS 80 (1988),70-102 = EncVat 10/1150-1253

Per leggere interamente l'Istruzione - Donum Vitae --> (cliccare QUI)

Introduzione n.5 1171. Dal momento del concepimento, la vita di ogni essere umano va rispettata in modo assoluto, perché l’uomo è sulla terra l’unica creatura che Dio ha «voluto per se stesso» , e l’anima spirituale di ciascun uomo è «immediatamente creata» da Dio ; tutto il suo essere porta l’immagine del Creatore. La vita umana è sacra perché fin dal suo inizio comporta «l’azione creatrice di Dio» e rimane per sempre in una relazione speciale con il Creatore, suo unico fine . Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine: nessuno, in nessuna circostanza, può rivendicare a sé il diritto di distruggere direttamente un essere umano innocente.

L’istruzione segna una grande novità nel Magistero della Chiesa: se da un lato ribadisce la costante posizione tradizionale della Chiesa circa la tutela incondizionata di ogni vita umana (ben riassunta nel n.1171 riportato sopra), dall’altro fa questo entrando nel merito delle nuove prospettive sollevate dalle biotecnologie (come per es. le tecniche di procreazione assistita e la sperimentazione con embrioni precoci). La questione, pur rimanendo la medesima, si è così ampliata e approfondita.
Dopo la Premessa 1150-1151 e l’Introduzione 1152-1172 (che richiama gli sviluppi della scienza in campo bio-medico, i criteri bioetici e riassume la dottrina del magistero ecclesiale), si sviluppano due ampi capitoli tematici, già per altro enunciati nel titolo bipartito del documento (Il rispetto della vita umana nascente e la dignità della procreazione): I - Il rispetto degli embrioni umani (nn.1173-1196), quello che interessa direttamente il nostro tema; II - Interventi sulla procreazione umana (nn.1197-1211), che pure indirettamente tocca questioni inerenti. Prima della Conclusione 1250-1253 c’è un terzo breve capitolo su: III - Morale e legge civile (1240-1249).
Una degli apporti innovativi del Documento è proprio l’avere più strettamente legato il rispetto della vita nascente (I capitolo) alla dignità dell’atto procreativo umano (II capitolo): è in quell’atto e da quell’atto che nell’utero materno si instaura qualcosa di veramente nuovo, “creativo” (in quanto legato all’azione del Creatore) e destinato a svilupparsi in una vita nuova, distinta da quella dei genitori.
Pertanto i due capitoli sono correlati e indisgiungibili, si illuminano reciprocamente.
Qui dobbiamo soffermarci soltanto sul primo, che più direttamente ci riguarda, tutto dedicato alla tutela della vita prenatale o embrionale umana. Il criterio etico fondamentale, che è un po’ come la chiave per entrare poi nelle diverse questioni, si trova chiaramente espresso nei nn. 1174-1179: quale rispetto è dovuto all’embrione umano, tenuto conto della sua natura e della sua identità? Un rispetto incondizionato!

I.1. 1174. L’essere umano è da rispettare – come una persona – fin dal primo istante della sua esistenza.
1177. Certamente nessun dato sperimentale può essere per sé sufficiente a far riconoscere un’anima spirituale; tuttavia le conclusioni della scienza sull’embrione umano forniscono un’indicazione preziosa per discernere razionalmente una presenza personale fin da questo primo comparire di una vita umana: come un individuo umano non sarebbe una persona umana? Il Magistero non si è espressamente impegnato su un’affermazione d’indole filosofica, ma ribadisce in maniera costante la condanna morale di qualsiasi aborto procurato. Questo insegnamento non è mutato ed è immutabile.
1178. Pertanto il frutto della generazione umana dal primo momento della sua esistenza, e cioè a partire dal costituirsi dello zigote, esige il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all’essere umano nella sua totalità corporale e spirituale. L’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita.
1179. Questo richiamo dottrinale offre il criterio fondamentale per la soluzione dei diversi problemi posti dallo sviluppo delle scienze biomediche in questo campo: poiché deve essere trattato come persona, l’embrione dovrà anche essere difeso nella sua integrità, curato e guarito, nella misura del possibile, come ogni altro essere umano nell’ambito dell’assistenza medica.

Se questo è il criterio fondamentale (il dovere etico di un rispetto incondizionato), i diversi specifici problemi legati all’embrione che poi l’Istruzione in questo I capitolo affronta e risolve sono i seguenti:
1. La diagnosi prenatale è moralmente lecita? (1180-1182)
2. Gli interventi terapeutici sull’embrione umano sono leciti? (1183-84)
3. Come valutare moralmente la ricerca e la sperimentazione sugli embrioni e sui feti umani? (1185-1190)
4. Come valutare moralmente l’uso a scopo di ricerca degli embrioni ottenuti mediante la fecondazione in vitro? (1191-1193)
5. Quale giudizio dare sugli altri procedimenti di manipolazione degli embrioni connessi con le «tecniche di riproduzione umana»? (1194-1196)
Mai come nel I capitolo di questa Istruzione il Magistero era entrato a discutere della natura, dell’identità e del trattamento dell’embrione umano, e delle diverse implicazioni legate agli interventi biomedici su di esso.

 

PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA, Documento Al servizio della vita, marzo 1992 = EncVat 13/1605-1656

Dopo il concistoro straordinario dei cardinali, convocato dal Papa sul tema Le minacce alla vita (4-7 aprile 1991), i consultori del Pontificio Consiglio per la Famiglia (scienziati, biologi, medici, filosofi, moralisti, giuristi, politici, teologi) condivisero e presentarono le loro riflessioni sul dramma dell’aborto procurato, affrontandone i diversi aspetti: 1. scientifico-tecnico; 2. dottrinale; 3. culturale; 4. legislativo; 5. politico-istituzionale.

 

PONTIFICIO CONSILIO PER LA FAMIGLIA, Instrumentum laboris Pubblicando questo testo, su Evoluzioni demografiche: dimensioni etiche e pastorali (25 marzo 1994), = EncVat 14/688-692 e 731

Si approfondisce la denuncia dell’aborto come metodo di controllo demografico, già sollevata dal Pontefice nella Sollicitudo rei socialis 25.

 

SANTA SEDE, Carta dei diritti della famiglia (in 12 articoli), presentata dalla Santa Sede a tutte le persone, istituzioni e autorità interessate alla missione della famiglia nel mondo di oggi, 22 ottobre 1983 (la data ufficiale è quella della presentazione ai giornalisti, 24 novembe 1983): L’Osservatore Romano, 24.11.1983 = EncVat 9/544

Art. 4. La vita umana dev’essere rispettata e protetta in modo assoluto dal momento del concepimento.
a - L’aborto è una diretta violazione del diritto fondamentale alla vita dell’essere umano.
b - Il rispetto per la dignità dell’essere umano esclude ogni manipolazione sperimentale o sfruttamento dell’embrione umano.
d - I figli, sia prima che dopo la nascita, hanno diritto a una speciale protezione e assistenza……

 

CEI (CONSIGLIO PERMANENTE), Documento Il diritto a nascere, Roma, 11 gennaio 1972 = EncCEI 1/4024-4036

I vescovi italiani si appellano ai credenti e agli uomini di buona volontà, e intervengono sul problema dell’aborto, che recentemente ha assunto dimensioni drammatiche; ne affrontano aspetti etici, civili e pastorali.

 

CEI (CONSIGLIO PERMANENTE), Nota pastorale Aborto e legge di aborto, Roma, 6 febbraio 1975 = EncCEI 2/1932-1954

 

CEI (ASSEMBLEA GENERALE), Messaggio dei vescovi alle comunità cattoliche d’Italia Sul disegno di legge per la legalizzazione dell’aborto e Messaggio ai senatori della Repubblica Appello contro la legalizzazione dell’aborto, Roma, 13 maggio 1977 = EncCEI 2/2703-2708

 

CEI (ASSEMBLEA GENERALE), Messaggio della XV assemblea generale (22-26 maggio), Roma, 30 maggio 1978 = EncCEI 2/3042-3046

I vescovi intervengono a fronte della recente legalizzazione dell’aborto in Italia:

«…La vita dell’uomo non è in potere dell’uomo, ma solo di Dio. La vita umana, anche da parte di quanti si dicono non credenti, si difende, non si offende; si serve, non si opprime; si custodisce, non si distrugge. Ora, di fronte alla legalizzazione dell’aborto, che con tanta ostinazione si è voluto introdurre anche nel nostro paese, la Chiesa non si rassegna; non può rassegnarsi.»

CEI, Dichiarazione Dopo la legge sull’aborto, Roma, 9 giugno 1978 = EncCEI 2/3055-3064

A seguito dell’entrata in vigore della legge statale sull’aborto (6 giugno 1978).

 

CEI (CONSIGLIO PERMANENTE), Istruzione pastorale Comunità cristiana e accoglienza della vita umana nascente, Roma, 8 dicembre 1978 = EncCEI 2/3241-3318

L’istruzione richiama la dottrina della Chiesa sull’aborto (Parte prima) e poi rilancia l’azione pastorale della comunità cristiana in favore della vita nascente (Parte seconda)

 

CEI (CONSIGLIO PERMANENTE), Messaggio per la Quaresima Per una cultura della vita, Roma, 17 marzo 1981 = EncCEI 3/559-567

 

CEI, Documento pastorale Evangelizzazione e cultura della vita umana, Roma, 8 dicembre 1989 = EncCEI 4/1989-2086

A seguito del convegno nazionale di operatori pastorali «A servizio della vita umana», svoltosi a Roma (13-16 aprile 1989) con la partecipazione di vescovi e oltre 700 delegati dalle diocesi italiane, il documento pastorale dei vescovi getta uno sguardo profondo sui dilemmi dell’uomo contemporaneo e, alla luce del Vangelo, sollecita un grande sforzo per promuovere nel contesto di oggi un’autentica cultura della vita umana.

 

CEI, Direttorio di pastorale familiare (1993), n.171:

Con le convinzioni della ragione e della fede, senza iattanza ma anche senza pavidità, gli sposi si oppongano ad una cultura diffusa e potentemente organizzata che – inducendo l’uomo a ritenersi e a comportarsi come arbitro insindacabile di se stesso e degli altri, e propugnando un falso concetto di libertà e di autodeterminazione – giustifica anche l’aborto e lo presenta come un diritto, mentre, in verità, oltre ad essere un abominevole delitto , è principio dissolutore della libertà e di una giusta, democratica e pacifica convivenza sociale .

 

CEI (COMMISSIONE EPISCOPALE PER LA FAMIGLIA), ogni anno ha proposto un Messaggio per la giornata per la vita (celebrata ogni prima domenica di febbraio dal 1979 fino ad oggi)